I primi secondi davanti al pubblico

I primi secondi davanti al pubblico

Questo brevissimo intervallo davanti al pubblico mi affascina. Succedono così tante cose nella testa di chi parla e in quella del pubblico che, se ci si sofferma, c’è da rimanere sbalorditi. Mi sono già occupato di questo argomento (se vuoi approfondire: i primi dieci secondi, Teresa May cambia stile ) e ci torno volentieri grazie a un divertente filmato di un discorso tenuto da Mark Bowden al TEDx Toronto (mi spiace, ma non esiste sottotitolato in italiano, in compenso i sottotitoli inglesi sono ben fatti) dal titolo provocatorio: “The Importance Of Being Inauthentic” (“l’importanza di non essere autentico”).

Mark Bowden

Altri si sono occupati del primo giudizio semi-razionale, ad esempio la psicologa sociale Amy Cuddy ha studiato il giudizio che ci formiamo sugli altri in un periodo di tempo dai 30 secondi ai due minuti.  Bowden, famoso esperto Canadese di linguaggio non verbale, invece si concentra in questo discorso proprio sulle prime frazioni di secondo di conoscenza e riesce a farlo in modo molto originale. In pratica sostiene che, a seconda del nostro linguaggio non verbale gli osservatori decidono, in un lasso di tempo minimo, come ascoltarci.

Le quattro Classificazioni

Le categorie in cui possiamo essere classificati sono:

  • Amico, in questo caso l’ascolto coglierà con prontezza le frasi e gli atteggiamenti che “dimostrano” la nostra buona disposizione
  • Nemico, al contrario l’ascolto si focalizzerà su quanto c’è di negativo
  • Partner potenziale, beh in questo caso cogliamo i segnali di fascino, ecc.
  • Indifferente, è la categoria di default, quella del non ascolto

Chiaramente un oratore non dovrebbe mai finire o rimanere nella categoria indifferente.  È anche quella dove si finisce più facilmente, basta un ingresso in sala dimesso, un attacco debole, magari con la complicità di un’amplificazione o di un’illuminazione insufficiente e il gioco è fatto.

Per questo motivo raccomando sempre ai partecipanti ai miei corsi di curare in modo particolare l’attacco, a partire dal passo con cui si arriva al palco. Un’altra cosa che sottolinea Bowden è che nei primi secondi non ti puoi permettere di essere del tutto sincero. La maggior parte delle persone comincia i suoi interventi con un po’ (o tanta) tensione o magari con rabbia, quando qualcuno  ti ha incastrato o stai lavorando troppo ( e ci mancava anche questa! :-).

Se tu mostrassi questi sentimenti come sono al pubblico al massimo riusciresti a farti classificare Partner potenziale, se sei bella/o, o Nemico, ma la cosa più probabile è restare un sconosciuto che si agita sul palco e che interferisce con le tue chiacchiere.

Vuoi accrescere la tua capacità di parlare in pubblico? Prova un breve percorso di formazione o coaching,  scrivimi non credere che bastino articoli e video.  Se no puoi sempre leggere il mio manuale dove ho condensato ormai trent’anni vissuti DAVANTI A TUTTI e il suo sequel Persuadere parlando al pubblico“.

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