Attenzione e cervello

A come cervello rettile

Chi conosce il metodo ARPA sa quanto ritenga importante l’attenzione (la A di ARPA Ndr), oggi vorrei volare un po’ alto e illustrare come il cervello rettile ne sia lo spietato custode.

Ma prima di tutto: che c’entra il cervello rettile? e sopratutto cos’è?

La fortunata etichettatura di questa parte del cervello si deve ad un grande neuroscienziato Paul MacLean (1913-2007) . Sin dall’infanzia rimase affascinato da una domanda a cui non riusciva a dare risposta: “Perché facciamo quello che facciamo nonostante la nostra natura razionale?“. Siccome era un grande scienziato ha poi cercato la risposta tutta la vita e l’ha trovata, o come direbbe lui “Forse l’ho trovata”. Per chi volesse ascoltare una sua intervista riporto il video di seguito. Ti avviso è in inglese, molto lunga e molto generale. Non si focalizza sull’attenzione, ma mi piace ascoltare le teorie spiegate dalla viva fonte degli scopritori . Nel caso specifico, anche l’intervistatore è un grande neurologo; A. Ommaya. Insomma per i più curiosi è qui:

Oggi questa teoria è considerata scientificamente superata, ma è ancora largamente utilizzata come modello semplificato per spiegare le attività cerebrali. Per i nostri scopi va benissimo.

Le funzioni dei tre cervelli

In sintesi il modello dei tre cervelli sostiene che il cervello come altre strutture fisiche si è evoluto per aggiunte e non per rivoluzioni. Ovvero in un normalissimo essere umano troviamo una parte del cervello molto simile a quello dei rettili (o Complesso R) , una parte simile a quello dei mammiferi più primitivi (sistema limbico) e una parte sviluppata in particolare negli esseri umani (neocorteccia). Ognuno di questi “cervelli”  avrebbe unna funzione diversa, in particolare il:

1
2
3
Cervello rettile
1

Cervello Rettile, istintivo

2

Cervello mammifero, relazionale

3

Cervello “umano”, razionale

cervello rettile

è il “responsabile” della sopravvivenza. Non solo si occupa di tutte le funzioni automatiche (battito del cuore, respirazione, ecc.) ma anche della pronta reazione ai pericoli, ovvero delle decisioni inconsce di reazione aggressiva o fuga di fronta alle minacce, della fame, di desiderio sessuale, insomma di tutte quelle cose che richiedono una immediata e totale attenzione. É molto importante sottolineare che a differenza del resto del cervello non impara dagli errori o resiste strenuamente al cambiamento. D’altro canto quando il cervello rettile impara è a vita. Al cervelletto, che ne è una parte, di deve la memoria implicita. Quella che ad esempio, ci permette di andare in bicicletta. Questo spiega perché nell’addestramento le teorie contino poco, ma anche perchè ripetizioni e pratica siano fondamentali,. Questa però è un’altra storia.  In poche paroleil cervello rettile si occupa di azione e del presente.

cervello mammifero

è il “responsabile” delle relazioni, delle cure materne, della vocalizzazione (ma non del linguaggio) e del gioco. Tutte caratteristiche che ci accomunano a un cane come a un rinoceronte

MacLean  mandò nel panico il club dei filosofi di Washington  sostenendo che il sistema limbico è l’unica parte del cervello che ci da la sensazione di certezza assoluta, decide cosa è vero, cosa importante e cosa è bello e cosa no lo è,  ma non può né leggere, né scrivere, né comunicare verbalmente. Per i filosofi sarà anche ragione di sconforto, ma fa capire quanto sia importante per qualunque processo decisionale e commerciale. Tra le altre cose spiega l’importanza del linguaggio non verbale Altre caratteristiche notevoli di questa parte del cervello è che cerca il piacere, evita il dolore, impara dagli errori e controlla gli istinti dettati del complesso R. Per fare un esempio se il cervello rettile trovasse un certo gesto aggressivo, la reazione istintiva sarrebbe violenta, ma una buona relazione preesistente potrebbe bloccare immediatamente la reazione.   In sintesi il cervello mammifero è legato alla storia dei legami (infatti è sede della memoria degli eventi emotivamente rilevanti), ovvero agli  affetti e al passato.

Cervello umano

semplificando al limite della brutalità, si può assimilare a un computer specializzato nel problem solving. È sia la sede della razionalità, della memoria a lungo termine e delle capacità più umane (astrazione, calcolo, linguaggio, ecc.), che la parte più fredda del cervello. In sé non capisce: affetti, legami, rabbia o paura. É legato alla speculazione e alla fantasia quindi al pensiero e al futuro.

Cervello rettile e attenzione

Nel neuromarketing spesso viene chiamato Croc Brain (cervello coccodrillo). A dire il vero il nostro è più simile a quello della lucertola, ma il riferimento al coccodrillo è utile (oltre a essere più “vendibile”) in quanto per capirlo dobbiamo pensare a un carnivoro. É importante capire come funziona perchè l’attenzione, che ha la sua priorità nel mantenerci vivi, è controllata del cervello rettile. Se non riusciamo a superarne il suo filtro è inutile che parliamo, argomentiamo e ci agitiamo. Vediamo perché.

Fondamentalmente questa parte del nostro cervello si occupa di due cose: routine e “manifestazioni” (display). Le routine sono collegate alla sopravvivenza che riguarda, oltre alle funzioni automatiche (battito cardiaco, respirazione, ecc.), quelle che i biologi anglosassoni chiamano 4F:

Food, Fleed, Fight, F**k, cibo, fuga, attacco, sesso. Negli esseri umani questi interessi basilari si traducono in una serie di emozioni/tratti caratteriali: dominanza, ricerca, corteggiamento, sesso, ossessività, compulsività,  culto, avidità a questo si aggiungono una serie di “manifestazioni” utili o necessarie al soddisfacimento dei bisogni primari:

  • aggressione territoriale, ed è il motivo per cui basta che qualcuno metta le posate dalla “mia” parte del tavolo per irritarmi
  • corteggiamento
  • di firma, quegli atteggiamenti che mi rendono riconoscibile come individuo
  • dominanza e sottomissione, è il motivo per cui indietreggiamo e abbassiamo il capo istintivamente quando siamo aggrediti verbalmente (a meno che non decidiamo di reagire)
  • e tanti altri

Praticamente possiamo includere quasi tutti i comportamenti istintivi. La cosa interessante è che, come abbiamo scritto, il controllo sul cervello rettile viene prevalentemente esercitato dal sistema libico che è relazionale e affettivo. Per cui, per il bene dei miei affetti, potrei subire un’aggressione territoriale e una dominanza senza reagire. Al contrario, potrei aggredire anzichè scappare di fronte ad un nemico più “forte” che minacci la mia famiglia.

In che modo queste conoscenze sono utili a chi parla in pubblico?

Prima di tutto spiegano in parte la paura del pubblico. I predatori guardano la preda quando stanno per aggredirla. Quando sei davanti a tutti, lo sguardo di decine di persone può essere inteso dal cervello rettile come una situazione disperata.  D’altronde il cervello rettile non capisce né le parole. né gli affetti. capisce solo le immagini, odori e sensazioni tattili. Tutti quegli individui che mi guardano sono solo fonti di guai! É anche per questo motivo per cui non ha senso cercare di calmarsi davanti a un grande pubblico. L’attivazione del sistema nervoso è istintiva. Tanto vale virare questa attivazione (battiti cardiaci accelerati, sangue ai muscoli, ecc.) in eccitazione, al limite in un pizzico di aggressività. Per quanto elastico il nostro sistema nervoso, non può tutto e modulare il sistema nervoso da attivato a placido è pretendere troppo.

D’altra parte se capisci come funziona il cervello rettile sarai in grado di accedere e mantenere il sacro Graal dell’oratore: l’attenzione del pubblico

Nei comportamenti in pubblico dobbiamo quindi tenere presente la seguente ricetta per avere attenzione, al cervello rettile interessa:

  • quello che si allontana: qualcosa che è scarsamente visibile, curioso, potenzialmente desiderabile che viene sottratto è molto interessante, è il meccanismo per cui siamo disposti a rischiare più per rimediare a una perdita che per guadagnare
  • É interessante solo quello che da un’idea di massima, sintetica. La sopravvivenza è fatta di reazioni immediate: pochi grigi e tanto bianco e nero. É il cervello umano che si occupa delle cosa noiose, ma per arrivarci bisogna sia conquistare l’attenzione che accedere ad una relazione significativa..
  • Quello per cui ho combattuto è più desiderabile di quello che ho ottenuto senza sforzo
  • Quello che è immobile non conta. I carnivori quasi non sono in grado di vedere un oggetto immobile, le “cose buone” scappano. Nello stesso modo quando descriviamo, ad esempio, un prodotto, piuttosto che elencarne le caratteristiche conviene creare del “movimento”. Com’è nata l’idea, come si è sviluppata, che lotta hai dovuto affrontare per poterla offrire (una lotta è sempre un buon faro per l’attenzione) e come si svilupperà. É per questo che da tempi non sospetti che i grandi oratori raccontano storie e non elencano caratteristiche.

Tenendo presente queste esigenze della parte del nostro cervello che si occupa di controllare le porte dell’attenzione, sarà molto più facile progettare degli eventi che tengano il pubblico affascinato.

 

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