Palco vuoto pubblico in sala

Paura di parlare in pubblico? I rimedi

Se hai paura di parlare in pubblico, ti do due buone notizie. Una la conosci, non sei il solo, la seconda, meno scontata, non è un cattivo punto di partenza. L’altro giorno parlavo con una professoressa universitaria e mi diceva: “Ho sempre una gran paura prima di parlare in pubblico, poi quando salgo sul palco decido di divertirmi e mi diverto. Settimana scorsa ho parlato davanti a quattromila persone ed è andata proprio così, prima tanta paura, poi divertimento”. Come dimostra questa esperienza la paura, prima dell’evento, in se non è un problema è solo necessario non lasciarsi paralizzare. Anzi, a mio parere, è un sentimento positivo. La paura di parlare in pubblico ti spinge a investire nella preparazione, fa sì che: ti prepari un piano B (sempre necessario), che controlli e ricontrolli le attrezzature, ti accordi con chi gestisce la sala, ecc. tutte cose necessarie, time consuming, poco divertenti. Nella paura (prima) trovi lo stimolo, il pungolo che ti impedisce di scordarti le cose e che ti spinge a investire . Quella che può dare problemi è la paura durante, quella che ti secca la bocca, svuota il cervello, fa barcollare sulle ginocchia instabili.

Le alternative alla paura di parlare in pubblico

Da che abbia memoria a chi abbia paura di parlare in pubblico, viene dato il consiglio di calmarsi. A me è sempre sembrato un consiglio stupido, per vari motivi: primo non ci sono mai riuscito e questo potrebbe essere un mio problema, secondo le persone che ho visto parlare in pubblico senza particolari emozioni mi hanno sempre annoiato. Mi ricordano certi professori che, all’ennesima ripetizione della stessa lezione, si annoiano e annoiano gli studenti. Ho sempre lavorato, con i partecipanti ai miei corsi, sulla trasformazione della paura del pubblico in un’emozione utile e facile da raggiungere, e calmarsi quando sei agitato non è ne facile, ne particolarmente utile. Non è un gran spettacolo vedere qualcuno sul palco che parla come se fosse nel salotto di casa sua. L’alternativa è anche peggio, se ne parla poco, ma ci sono dei narcisisti che godono come matti a stare sul palco. Questo in se non sarebbe un problema, beati loro!, il fatto è che molti di questi si parlano addosso, non per dare qualcosa al pubblico. Nel breve funziona anche, ma in una organizzazione o in politica dopo un po’ di tempo diventa evidente.

Un contributo dalla ricerca

Finalmente una ricercatrice si è occupata di verificare se cercare la calma sia un buon rimedio e cosa convenga fare per gestire la paura. Si tratta di Allison Wood Brook della Harvard Business
School: il suo studio è partito da una frase virale che imperversa in varie forme sul web “Keep calm and carry on“, stai calmo e tira dritto, slogan in realtà molto vecchio e propagato del Ministero Paura di parlare in pubblicodell’informazione inglese durante la seconda guerra mondiale.   In questa forma o altre, il concetto viene ancor oggi proposto in tutte le situazioni ansiogene. La Brook ha voluto verificarne l’efficacia e cercare alternative. Per farlo ha scelto tre delle situazioni che più fanno paura: cantare davanti a sconosciuti, eseguire complessi calcoli matematici, parlare in pubblico .

Il ragionamento interessante da cui è partita è stato: calma e ansietà sono due emozioni molto diverse, la prima è associata a bassa eccitazione fisica e pensieri positivi, la seconda ad agitazione e pensieri negativi. Più che di una rivalutazione (reappraisal) dell’emozione si tratta di una vera e propria soppressione. La soppressione significa continuare a sentire una certa emozione e nasconderla agli altri, questa strategia spesso porta al risultato paradossale di sentire ancora più fortemente l’emozione repressa.

Al contrario la rivalutazione di una emozione, forma di cambiamento cognitivo che consiste nell’interpretare una situazione in modo da cambiarne l’impatto emotivo  (Gross & John, 2003), può rivelarsi una strategia vincente e non troppo impegnativa. In altre parole, non precise ma spero più semplici,  la calma è un cattivo obiettivo se vuoi prenderti in giro quando hai paura, basterebbe il cuore che rulla, il fiato corto, le mani fredde, ecc. a renderti evidente che tanto calmo non sei. La Brook allora ha provato spingere i partecipanti dei suoi esperimenti a passare dalla paura all’eccitazione, con due evidenti vantaggi. Il primo è che fisicamente sono due emozioni simili, caratterizzate da un forte livello di attivazione, eccitazione appunto, la differenza sta solo nei pensieri, angosciosi nell’ansia, positivi nell’eccitazione. Il secondo punto interessante è che spesso paura ed eccitazione convivono nei momenti di tensione, ti prefiguri il disastro e contemporaneamente sogni il successo.

La procedura dell’esperimento era semplice, i partecipanti prima di iniziare dovevano dichiarare ad alta voce o “Sono ansioso” o “Sono Eccitato”, tutto qui.

Il gruppo degli eccitati è risultato più: persuasivo, competente, fiducioso e determinato. Certo, in laboratorio è una cosa, davanti a cinquecento persone un’altra, ma in questo studio trovo la conferma a tante osservazioni empiriche e all’esperienza di molti oratori.

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