Il metodo ARPA per parlare in pubblico

Il Metodo A.R.P.A. per parlare in pubblico

Il metodo ARPA per parlare in pubblico ha lo scopo di aiutare chi sta imparando l’arte e la tecnica del public speaking, a concentrarsi sulle quattro aree di interesse dell’oratore: Attenzione, Ricordo, Persuasione e Azione anziché verso … il mal di pancia. Eh sì! Ancora oggi la paura del pubblico è in vetta alle classifiche.  Quando fai del public speaking assumi una forte responsabilità verso il pubblico che non è li per le tue paure, ma per ben altri motivi. Il manuale “Davanti a tutti” è interamente dedicato a questi quattro temi. Non che si ignorino gli altri argomenti, tra cui quello della paura e come trasformarla di qualcosa di utile, ma sono visti nell’ottica degli obiettivi da raggiungere, non come fini a se stessi. Ma conta davvero tanto la paura? Per rispondere a questa domanda ho trovato una  pubblicazione di YouGov Uk  .

Parlare in pubblico è la terza grande paura

Ecco le prime dieci paure secondo questo studio:

  1. Paura delle altezze e fin qui è prevedibile. Si tratta di qualcosa di istintivo e di utile cadere dall’alto non è una bella esperienza e tutti l’abbiamo più o meno provato da bambini
  2. Paura dei serpenti, anche questa è un paura “ragionevole”. Sembra che i serpenti velenosi siano stati tra gli animali più pericolosi con cui gli esseri umani abbiano avuto a che fare nelle foreste.
  3. Paura di parlare in pubblico, o glossofobia. E qui la storia si complica. Onestamente tanti anni fa mi era più chiaro quale fosse l’origine di questa fobia. In fondo una persona non aveva molte occasioni di esporsi in pubblico se non in famiglia o nel proprio gruppo di lavoro. Ma oggi? Razionalmente non si può comprendere questa ritrosia. Moltissimi scrivono su Facebook come se fosse il loro diario privato, Eppure in questo modo si espongono come minimo al giudizio di alcune centinaia di presone. Potenzialmente, con il gioco dei “mi piace”, “condividi”, email, ecc. potrebbero trovarsi esposti al giudizio di un miliardo di persone, eppure… e  con la glossofobia, non stiamo parlando di una paura da poco.

    Alla voce glossofobia, Wikipedia recita: è la fobia di parlare in pubblico … i sintomi includono:

    • intensa ansia prima di comunicare in pubblico o semplicemente al pensiero di doverlo fare;
    • una marcata tendenza ad evitare eventi che possano attirare l’attenzione della gente;
    • malessere fisico, nausea o panico in queste circostanze.

    Sintomi più specifici possono essere raggruppati in tre gruppi: fisici, verbali e non verbali.

    Quelli fisici derivano dalle risposte del sistema nervoso simpatico,… . Questi includono fischi alle orecchia, tachicardia, pressione alta, pupille dilatate, sudorazione, iperossigenazione, irrigidimento dei muscoli del collo o delle spalle, bocca secca.

    I sintomi verbali includono tra gli altri: voce tremante e ripetizione di pause e mormorii durante la conversazione.

Seguono la  la paura dei ragni, la claustrofobia, la fobia dei topi. 

E qui capisco ancora meno. Con tutta la difficoltà che ho avuto le prime volte in cui ho parlato in pubblico, penso di aver sempre preferito passare un’ora di fronte a cento persone che in mezzo a un numero equivalente di ratti, ma dei gusti non si discute.

Il metodo ARPA per parlare in pubblico

Dalla fine all’inizio

Azione

In ogni caso, la mente dell’oratore, specialmente a inizio carriera, è soggetta alla paura più che ai propri obiettivi. A meno che tu non stia pensando al discorso al brindisi di un amico o all’orazione funebre di un parente, quando parli in pubblico, proprio perché così ansiogeno, lo fai per raggiungere un obiettivo importante. Vuoi che ti votino,  che i tuoi alunni o discenti imparino qualcosa, difendere una tua scelta, … Insomma di solito c’è un ottimo motivo, un’Azione, fisica o mentale, che noi desideriamo sia compita dal pubblico. Il metodo ARPA ti forza a uscire dalle tue paure per concentrarci sulla risposta alla domanda: “Perché sono qui davanti a tutti? Per quale importantissimo motivo mi sottopongo a questo stress? e per quale chiedo, alle persone che ho di fronte, di investire il loro tempo ad ascoltarmi?“. Quindi il primo segreto è sapre cosa diavolo vuoi dal pubblico. Sembra il massimo delle banalità, eppure: quanti formatori, manager, insegnanti, marketer si chiedono “Cosa desidero che succeda dopo il mio discorso?”.  Anche molti di quelli che apparentemente hanno una risposta precisa a queste domande: politici (voti) e venditori (concludere), sembrano perdere spesso l’obiettivo ingarbugliati nelle loro parole, impacciati nei movimenti e senza una conclusione del discorso che spinga il pubblico ad agire.

Persuasione

Se volgiamo che qualcuno agisca in una certa direzione, prima dobbiamo persuaderlo. Il metodo più normale, e meno funzionale, è quello di ripetere la solita storiella di tipo pubblicitario: “Io/ il mio prodotto/ la mia idea/ la mia materia,  è il massimo“. Esaminando la maggior parte dei discorsi e sintetizzando al massimo, questo è  o era il messaggio di fondo. In una più moderna e incivile concezione, partita dai politici e che oggi sembra tracimare su formazione, vendita, marketing e quant’altro, il messaggio è ancora più semplice: “Tutto il resto è una schifezza immonda/ un’alternativa orribile/ un modo di comportarsi inutile e dannoso“. E così abbiamo, partiti avversari dominati da ladri e incompetenti, licenziamenti come alternativa alla supina accettazione di un nuovo assetto industriale,  una tecnica di comportamento “concorrente” inutile e dannosa. Forse così ti puoi portare a casa qualche voto o ottenere una sconsolata approvazione, ma la persuasione può, i metodi ci sono,  e a mio parere deve, vivere di metodi un meno distruttivi e violenti.

Ricordo

Perché qualcuno si persuada grazie alle tue argomentazioni, sarà necessario che il pubblico se le ricordi, almeno fino alla fine dell’intervento. Sembra banale, ma studi abbastanza recenti dimostrano come molti giochino contro se stessi. In particolare l’uso dei supporti visivi (Slide, cartelloni, video) sono tipicamente utilizzati in modo da scoraggiare la comprensione e la memorizzazione. Gli esperimenti di Richard E. Mayer, pluripremiato professore di Psicologia presso l’Università della California, sul rapporto tra testo, immagini e voce, sono delle pietre miliari stranamente ignorate. Per colmare questa lacuna ho dedicato un intero capitolo ai suoi studi  in “Davanti a tutti” (lo trovi nella sessione “Scienza e Public Speaking”).

Attenzione

Dulcis in fundo, il cuore di ogni intervento in pubblico è conquistare, mantenere, gestire l’attenzione. Se l’Azione è legata alla conclusione, come Ricordo e Persuasione lo sono al corpo del discorso, l’Attenzione bisogna gestirla da quando si sale sul palco fino all’ultimo secondo. E’ forse l’abilità più impegnativa da sviluppare. Nel libro “Davanti a tutti“, buona parte dei suggerimenti sul public speaking riguardano questo tema. Anzi, la gestione dell’attenzione è l’unico vero collante di tutto quello riguarda l’arte del parlare in pubblico. Riguarda lo scritto, il materiale visivo, la sala, le attrezzature, come ti muovi e come usi la voce. Vale la pena investire molto su questo punto. D’altra parte se nessuno ti da la sua attenzione, perché parli?

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