La tecnica di public speaking di Trump

La tecnica di public speaking che ha fatto vincere Trump.

La tecnica di public speaking di Trump gli ha permesso di vincere le elezioni USA. Ha utilizzato delle modalità innovative in politica ma note nei talk show. In questo caso la parola “innovative” non ha una valenza positiva. Mi rendo conto che far seguire questo articolo a un post dedicato a sesso e paura di parlare in pubblico è un bel salto, ma credo sia un fenomeno nuovo, inquietante ma da studiare.

Il candidato Trump

Non riuscivo a capire come un personaggio improbabile come Trump avesse potuto vincere le elezioni americane. In un paese dove il valore più importante è non mentire, ha diffuso false informazioni in modo continuativo. Il Sito PolitiFact, che controlla la veridicità delle affermazioni dei politici USA,  ha stimato che il 70% delle affermazioni dell’attuale presidente sono false. Se non bastasse, in una delle nazioni dove più si è sviluppato il femminismo, ha definito le donne come: “cagne, maiale, sciattone e disgustosi animali” e così via. Nonostante un certo disgusto mi sono messo a studiare  i discorsi di Trump. Ho  scoperto che ha letteralmente inventato una tecnica per parlare in pubblico, molto innovativa, molto pericolosa, con la quale temo che ci dovremo misurare in futuro.

La tecnica di public speaking di Trump

Nonostante la follia del protagonista, la  tecnica con cui Trump parla in pubblico è incredibilmente originale. Non perché non ci siano stati altri politici bugiardi e esagerati, ma il modo in cui lo fa segue una tecnica molto precisa. I suoi discorsi hanno quattro caratteristiche:

  1. Logica del reality show;
  2. Semplicità;
  3. Enfasi emotiva;
  4. Gestione dei contestatori;
  5. “Dimostrazione” della disonestà della stampa.

La logica del reality show in politica

Credo che buona parte del suo successo sia dovuto al fatto che è stato il conduttore di reality show. Ha condotto per anni lo show The Apprentice (in Italia condotto da Briatore, buon imitatore dello stile di Trump). Da quei set ha imparato il valore dell’incoerenza. Se in un reality le cose sono prevedibili, il pubblico si stanca alla svelta. Pensa a Masterchef. Se Bastianich non oscillasse tra “Io muoro” e offerte incredibili di aprire un ristorante con i candidati migliori, sarebbe noiosissimo. I bocconi sputati per terra, i piatti spaccati e gli insulti ai partecipanti fanno parte del divertimento. L’esagerazione, la bugia e l’incredibile nei reality funziona. Come funziona il tono semi-serio, dico delle cose terribili poi le smentisco. Non che sia una tecnica ignota in italia ma, ancora nessuno l’aveva interpretata in modo così integrale in politica.

Semplicità del discorso

Qui tecnica di public speaking di Trump raggiunge vette quasi inarrivabili. Negli Stati Uniti si usa un test per misurare quanti anni di studio ci vogliono per capire un testo: il Flesch Kincaid Grade. In certi Stati impongono che i contratti assicurativi e regolamenti vari non possano superare una certa difficoltà (e questo sì che sarebbe da importare). Il test viene usato anche per misurare la complessità dei discorsi politici. Qui Trump tocca l’apice. Per darti l’idea, anche se il test andrebbe adattato per l’italiano, ho  preso qualche frase di un discorso e misurato il Flesch Kincaid Grade di Berlusconi (17,5), uno di Renzi (15,9) e uno di Grillo (11,9)

In altri termini per capire un discorso di Grillo basta il terzo anno delle superiori per Renzi bisogna aver preso una laurea breve, per quello di Berlusconi aver completato un master. Non sembra eh? Torniamo negli USA, questo è il grafico dei tre candidati principali:

Tecnica di Trump

 

E qui siamo all’incredibile. Sander ha un punteggio di 10,1 (2^ liceo), un po’ più facile di Grillo . La terza media è necessaria per capire la Clinton. La quarta elementare è sufficiente per capire Trump. Il punteggio che raggiunge, 4,1 è vicino al limite inferiore teorico, secondo Wikipedia, pari a 3,4! Pazzesco.

Enfasi Emotiva

Trump è abilissimo nella collocazione delle parole con alto contenuto emotivo. Da molto si sa che l’inizio e la fine di un discorso, così come la fine di una frase sono meglio memorizzati del resto. Per darti un esempio del metodo Trump riporto alcuni passi di un suo discorso tenuto a Phoenix il 31 Agosto 2016, nel testo sono evidenziate le parole “emotive”:

Ma se vogliamo far  funzionare controllo dell’immigrazione, dobbiamo essere preparati a parlare ONESTAMENTE e senza PAURA di questi punti importanti e SENSIBILI. Ad esempio, abbiamo ascoltato le PREOCCUPAZIONI dei lavoratori, dei nostri lavoratori DIMENTICATI. Il ritmo eccezionale dell’immigrazione e il suo impatto sul loro lavoro, salari, scuole, tasse e condizioni di VITA. Ci sono valide PREOCCUPAZIONI espresse da  dignitosi e patriottici cittadini di tutte le estrazioni, di TUTTE…E c’è un problema di SICUREZZA.  … Ho incontrato molti buoni genitori che hanno PERSO I LORO BAMBINI nelle città santuario (degli immigrati Ndr) e FRONTIERE APERTE. Così tante persone, così tante, TANTE PERSONE. Che TRISTE,

Sembra una macchina, addirittura deforma la grammatica inglese per riuscire a collocare le parole più forti o importanti alla fine della frase. L’ultima frase riportata, è un piccolo capolavoro, non dice il numero di persone che avrebbero perso i figli per colpa degli immigrati, ma  “ Così tante persone, così tante, tante persone” visto che comunque tante persone non era una chiusura della frase abbastanza forte (sic!) conclude dicendo “Che triste”. Per inciso questa forte carica emotiva gli ha consentito di evitare di parlare di un programma articolato. Al momento del voto solo tre cose erano chiare: chiusura delle frontiere (per gli arrabbiati), meno tasse (lo promettono tutti), eliminazione delle regole del mercato finanziario stabilite per evitare il ripetersi del crollo delle borse del 2008 (per i ricchi).

Gestione dei contestatori

Qui l’elasticità del soggetto ha dato il massimo. É stata una delle campagne elettorali più contestate della storia americana. Le reazioni di Trump sono state le più disparate. Trump ha assistito tranquillamente al pestaggio di un contestatore. Considerato che era avvenuto in un punto defilato e sperava non fosse stato ripreso, il nostro è riuscito a dire “Dicono che siamo cattivi non riporteranno quello che è successo“. Altre volte ha elogiato la polizia. In altre ancora si è lamentato del fatto che “Nei buoni vecchi tempi la polizia era molto più rapida a intervenire”. Oggi sarebbe guastata dal fatto di essere diventata politicamente corretta (penso fosse un riferimento ai cow boy dalla facile impiccagione). Altre volte ha invitato i contestatori sul palco o quelli che avevano, rudemente, impedito una protesta.

“Dimostrazione” della disonestà della stampa

Siccome la stampa e la TV continuavano a rimarcare le bugie e  a criticarlo, Trump ha voluto “dimostrare” varie volte quanto fossero scorretti. Nell’esempio che ti mostro sotto ha chiesto al cameraman che lo inquadrava di mostrare la folla. Ovvio che se un videoperatore ha l’incarico di filmare il protagonista non può girare la telecamera. E Trump, che ha tanto lavorato in televisione, lo sa benissimo. Caso mai saranno altri, se presenti, a farlo. Proprio per questo per la sua dimostrazione andava benissimo. Il poveraccio ha provato allargando l’inquadratura per soddisfarlo, ma questo il pubblico non poteva vederlo. Verifica nel  filmato di seguito.

In conclusione se pensi di aver visto brutte campagne elettorali, preparati, ce ne aspettano di peggiori!

 

 

 

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