Che c’entra la vergogna con innovazione, cambiamento e Public Speaking?

Vergogna e Public Speaking

Che relazione c’è tra vergogna e  public speaking e tra vulnerabilità e vergogna? Ci risponde  Brené Brown con due dei più visti filmati di TED di tutti i tempi. Il primo ha fatto 40 milioni di visualizzazioni tra TED e  youtube. Il secondo dieci milioni sempre tra TED e youtube. La cosa più impressionante è che il primo video girava sul, meno noto e meno seguito, circuito di TEDx dove i migliori sono visti da circa 200.000 persone.

Questa ricercatrice texana, professore all’Univ. di Huston, è cresciuta in una cultura familiare da “dura”. Sostiene che il motto di famiglia fosse “lock end load” (si può tradurre a senso in “pronto a sparare”). Ha avuto l’idea di studiare come si potesse sconfiggere la vulnerabilità, arrivando alla conclusione che non è il caso. I video sono pieni di spunti interessanti. Ad esempio sostiene che, mentre stava diventando famosa ,cercava in ogni modo di rimanere sotto la portata dei radar. É un tema di cui abbiamo già, parzialmente, trattato parlando di cervello rettile. Questa parte del nostro cervello, nel suo cieco e istintivo comportamento auto-protettivo, non solo cerca di impedirci di esporci ma anche di crescere e diventare “troppo visibili”.

Vulnerabilità e debolezza

Dopo anni di studio Brené Brown è arrivata alla seguente conclusione: la diffusa opinione che vulnerabilità e debolezza siano due lati della stessa medaglia è totalmente errata, anzi. Sostiene, e la puoi ascoltare nel secondo video che trovi qui sotto, che:

I define vulnerability as emotional risk, exposure, uncertainty. It fuels our daily lives. And I’ve come to the belief –this is my 12th year doing this research –that vulnerability is our most accurate measurement of courage –to be vulnerable, to let ourselves be seen,  to be honest.

Definisco la vulnerabilità come il rischio emozionale, esposizione, incertezza. É il carburante della nostra vita quotidiana. Sono giunta alla conclusione, dopo dodici anni di ricerca, che la vulnerabilità sia la più accurata misura del coraggio, essere vulnerabili, ci permette di essere visibili, di essere onesti.

Vulnerabilità, creatività, innovazione e cambiamento

A seguito del grande successo dei suoi filmati la professoressa è stata invitata a convention di grandi aziende, dalle sue parole:

Una delle cose strane che mi sono capitate … sono le proposte che ho ricevuto per parlare in pubblico – venivano  … perfino dalle società di Fortune 500. La maggior parte delle chiamate andava più o meno così: “Ehi, Dott.ssa Brown… Vorremmo che venisse a tenere un discorso da noi. Ma gradiremmo se non menzionasse le parole vulnerabilità e vergogna”. Di cosa vorreste che vi parli? Rispondono principalmente … : innovazione, creatività, e cambiamento. Ma lasciate che vi dica … che la vulnerabilità è generatrice di innovazione, creatività e cambiamento. Creare è realizzare qualcosa che non è mai esistito prima. Non esiste nulla di più vulnerabile. Essere capaci di adattarsi al cambiamento, è questa la vulnerabilità.

Cos’è la vergogna

Quando non riusciamo ad accettare le nostre vulnerabilità subentra la vergogna, dice ancora la Brown:

Noi stessi.La vergogna comporta due cliché -“mai buono abbastanza”e, se il primo non funziona,”chi ti credi di essere?”. La cosa da capire sulla vergogna è che non si tratta di colpa.La vergogna ha a che vedere col proprio io; la colpa con il comportamento.Vergogna è dire “sono sbagliato“. Colpa è dire “ho fatto qualcosa di sbagliato”. Quanti di voi, se mi aveste fatto del male, riuscirebbero a dire: “Mi spiace, ho fatto uno sbaglio”? Quanti di voi sarebbero disposti a farlo? Colpa: Mi spiace, ho fatto uno sbaglio.Vergogna: Mi spiace. Sono io quello sbagliato. C’è un’enorme differenza tra vergogna e colpa.

Nel seguito del discorso viene poi spiegato come la  vergogna sia associata a molti comportamenti e stati psicologici poco piacevoli al contrario della colpa che  è inversamente associata a queste cose.

e il public speaking?

La Dott.ssa Brown non parla direttamente di vergogna e Public speaking. É difficile però pensare a qualcosa che, come il parlare in pubblico, possa: farti sentire vulnerabile,  che abbia bisogno di creatività, di rapido adattamento ai cambiamenti ed eventualmente farti vergognare come un cane,. Penso che tutti, ma proprio tutti, i suggerimenti di questi due superbi filmati siano preziosi. Sia i contenuti che i video in sè. É interessante, ad esempio, il confronto tra il primo e il secondo filmato. Nel primo la sua paura è palpabile, si sente che ha la bocca secca e in certi momenti che si forza per svelare alcuni aspetti di se che preferirebbe tenere nascosti. Ciò nonostante, anzi, proprio per questo il primo filmato, pur più acerbo nei contenuti e nei modi, ha avuto cinque volte più visualizzazioni del secondo quasi perfetto. Tono giusto, pause perfette, corretta alternanza di momenti divertenti e “drammatici”, ma meno “vero”. (nelle prime righe o qui trovi il link al primo filmato mentre quello visibile è il secondo)

Sono molto contento che oggi sempre di più, la paura in pubblico, sia considerata come qualcosa da accettare e sfruttare. Quando ho scritto il libro “Davanti a tutti, manuale di public speaking”  ero timoroso di esprimere questa mia convinzione maturata in tanto anni di affiancamento e formazione di persone che parlano in pubblico. Non fosse stato per il fatto che fosse stato dimostrato in uno studio pionieristico che la paura non va repressa ma “deviata”, sarebbe stato molto più difficile sostenere questo punto di vista fuori delle aule di formazione.

Se vuoi approfondire le tue capacità di parlare in pubblico perchè non provi un ciclo di cinque sessioni individuali a un prezzo eccezionale? Ne vale la pena!

Ottieni subito un estratto di Davanti a Tutti!
Compila i campi qui sotto per ricevere gratuitamente un estratto del mio nuovo manuale dedicato al Public Speaking.
Legge 675/96 e successive modifiche. Con la richiesta si acconsente all'iscrizione alla newsletter di Davanti a tutti. Sarà possibile annullare l'iscrizione in qualunque momento.

I Grandi discorsi: Lincoln e il discorso sintetico

Tutto in 275 parole

Lincoln ha tenuto a Gettysburg, nel  1863, uno dei discorsi più famosi della storia moderna. Il motivo per cui è ricordato ancora oggi, è che riusci a far cambiare la percezione della guerra usando in tutto 275 parole. Nei due minuti e mezzo in cui può essere letto un discorso di questa misura, la guerra di secessione, diventò guerra per la Libertà. Anzi una rinascita della libertà che avrebbe reso tutti davvero uguali all’interno di un’unica nazione finalmente unita. Lincoln ci regala un notevole esempio sulla potenza della sintesi.

Prima di andare avanti due parole di chiarimento. Sono stato accusato di essere un esterofilo. É vero che ho commentato tutti discorsi tenuti all’estero. Mi voglio tenere lontano dal quotidiano delle risse politiche nostrane. Questo blog è dedicato alle tecniche di Public Speaking e non ho nessuna competenza particolare come politico. C’è però un’altra ragione, anzi su questa ti chiedo aiuto.  Mi piacerebbe molto commentare alcuni discorsi nostrani, diciamo, con più di un secolo di età. Ad esempio anche se è possibile leggere e pubblicare i discorsi tenuti da Garibaldi alla Camera dei deputati, che trovo un po’ noiosi, non sono ancora riuscito a trovare quelli più potenti, come quello di Marsala, se non protetti da copyright. Chi avesse suggerimenti e me li scrivesse direttamente o nei commenti avrebbe la mia gratitudine.

Torniamo a Lincoln e sfatiamo un mito. Non è che i politici americani scrivessero discorsi sintetici, mentre i nostri sbrodolavano a man bassa, anzi. Il fatto è che, nella cultura dell’epoca, i discorsi pubblici assolvevano un ruolo vicino a quello che oggi potrebbe avere uno spettacolo teatrale. Semplicemente negli USA non ritenevano che fosse compito del Presidente tenerli. Nel caso specifico, per l’inaugurazione del cimitero che ospita le vittime della sanguinosissima battaglia di Gettysburg, il compito di tenere spettacolo lo assolse prima che Lincoln parlasse Edward Everett. Governatore del Massachusetts, presidente di Harvard, segretario di stato, ecc. ma sopratutto ottimo oratore, parlò per due ore di fila! Se hai pazienza e molto tempo lo puoi leggere qui.

 Gettysburg Address, l’antonomasia del discorso sintetico

Poi entrò in scena Lincoln e in due minuti cambiò la percezione degli americani del proprio Stato e dei suoi valori (di seguito trovi il filmato in inglese).

Da un punto di vista tecnico, per dar forza al suo discorso, utilizza le ripetizioni, ma anche una tecnica molto americana che chiamano voice merging, consistente nell‘intrecciare le proprie argomentazioni con costruzione e frasi bibliche, fino al punto di far ” sembrare la proposta di unire gli uffici postali del Texas e del New Hampshire direttamente uscita dalla Genesi”.

Ecco il sintetico discorso. Spero che trovi utile questa analisi . Penso che il solo leggere questi testi sia un ottimo esercizio di auto-formazione.

Se vuoi vedere e leggere altri discorsi: Steve Jobs, Giorgio VITrump,  DuderteObamaRabin,

Oggi siamo sempre più spesso chiamati a spiegare cose molto importanti in tempi sempre più brevi. Questa orazione funebre dimostra che si può e si può fare molto bene … basta sapere come :-):

Four score and seven years ago our fathers brought forth on this continent, a new nation,

Ottantasette anni fa i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione

conceived in Liberty, and dedicated to the proposition that all men are created equal.

concepita nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali.

Now we are engaged in a great civil war, testing whether that nation,

Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione, 

or any nation so conceived and so dedicated, can long endure.

o ogni altra nazione, così concepita e così  dedicata, possa durare a lungo.

We are met on a great battle-field of that war.

Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra.

It is altogether fitting and proper that we should do this.

È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest’atto

We have come to dedicate a portion of that field,

Noi siamo venuti a dedicare una parte di quel campo, 

as a final resting place for those who here gave their lives that that nation might live.

a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella nazione potesse vivere.

But, in a larger sense, we can not dedicate

Ma, in un senso più ampio, noi non possiamo dedicare,

we can not consecrate 

noi non possiamo consacrare,

we can not hallow this ground.

noi non possiamo santificare questo suolo.

The brave men, living and dead, who struggled here, have consecrated it,

Gli uomini coraggiosi , vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato,

far above our poor power to add or detract.

ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o portar via alcunché.

The world will little note, nor long remember what we say here,

Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo,

but it can never forget what they did here.

ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero.

It is for us the living, rather, to be dedicated here

Sta a noi vivi, piuttosto, dedicarci qui

to the unfinished work which they who fought here have thus far so nobly advanced.

al lavoro incompiuto, così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

It is rather for us to be here dedicated to the great task remaining before us

Sta piuttosto a noi dedicarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: 

that from these honored dead we take increased devotion

che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione

to that cause for which they gave the last full measure of devotion

a quella causa per la quale essi ebbero una devozione estrema

that we here highly resolve that these dead shall not have died in vain

che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano;

that this nation, under God, shall have a new birth of freedom

che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà

and that government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth.

e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non scompaia dalla terra

 

Vuoi migliorare la tua capacità di parlare in pubblico? Prova la formazione e il coaching individuale 

Qui il discorso recitato in inglese

 

Attenzione e cervello

A come cervello rettile

Chi conosce il metodo ARPA sa quanto ritenga importante l’attenzione (la A di ARPA Ndr), oggi vorrei volare un po’ alto e illustrare come il cervello rettile ne sia lo spietato custode.

Ma prima di tutto: che c’entra il cervello rettile? e sopratutto cos’è?

La fortunata etichettatura di questa parte del cervello si deve ad un grande neuroscienziato Paul MacLean (1913-2007) . Sin dall’infanzia rimase affascinato da una domanda a cui non riusciva a dare risposta: “Perché facciamo quello che facciamo nonostante la nostra natura razionale?“. Siccome era un grande scienziato ha poi cercato la risposta tutta la vita e l’ha trovata, o come direbbe lui “Forse l’ho trovata”. Per chi volesse ascoltare una sua intervista riporto il video di seguito. Ti avviso è in inglese, molto lunga e molto generale. Non si focalizza sull’attenzione, ma mi piace ascoltare le teorie spiegate dalla viva fonte degli scopritori . Nel caso specifico, anche l’intervistatore è un grande neurologo; A. Ommaya. Insomma per i più curiosi è qui:

Oggi questa teoria è considerata scientificamente superata, ma è ancora largamente utilizzata come modello semplificato per spiegare le attività cerebrali. Per i nostri scopi va benissimo.

Le funzioni dei tre cervelli

In sintesi il modello dei tre cervelli sostiene che il cervello come altre strutture fisiche si è evoluto per aggiunte e non per rivoluzioni. Ovvero in un normalissimo essere umano troviamo una parte del cervello molto simile a quello dei rettili (o Complesso R) , una parte simile a quello dei mammiferi più primitivi (sistema limbico) e una parte sviluppata in particolare negli esseri umani (neocorteccia). Ognuno di questi “cervelli”  avrebbe unna funzione diversa, in particolare il:

1
2
3
Cervello rettile
1

Cervello Rettile, istintivo

2

Cervello mammifero, relazionale

3

Cervello “umano”, razionale

cervello rettile

è il “responsabile” della sopravvivenza. Non solo si occupa di tutte le funzioni automatiche (battito del cuore, respirazione, ecc.) ma anche della pronta reazione ai pericoli, ovvero delle decisioni inconsce di reazione aggressiva o fuga di fronta alle minacce, della fame, di desiderio sessuale, insomma di tutte quelle cose che richiedono una immediata e totale attenzione. É molto importante sottolineare che a differenza del resto del cervello non impara dagli errori o resiste strenuamente al cambiamento. D’altro canto quando il cervello rettile impara è a vita. Al cervelletto, che ne è una parte, di deve la memoria implicita. Quella che ad esempio, ci permette di andare in bicicletta. Questo spiega perché nell’addestramento le teorie contino poco, ma anche perchè ripetizioni e pratica siano fondamentali,. Questa però è un’altra storia.  In poche paroleil cervello rettile si occupa di azione e del presente.

cervello mammifero

è il “responsabile” delle relazioni, delle cure materne, della vocalizzazione (ma non del linguaggio) e del gioco. Tutte caratteristiche che ci accomunano a un cane come a un rinoceronte

MacLean  mandò nel panico il club dei filosofi di Washington  sostenendo che il sistema limbico è l’unica parte del cervello che ci da la sensazione di certezza assoluta, decide cosa è vero, cosa importante e cosa è bello e cosa no lo è,  ma non può né leggere, né scrivere, né comunicare verbalmente. Per i filosofi sarà anche ragione di sconforto, ma fa capire quanto sia importante per qualunque processo decisionale e commerciale. Tra le altre cose spiega l’importanza del linguaggio non verbale Altre caratteristiche notevoli di questa parte del cervello è che cerca il piacere, evita il dolore, impara dagli errori e controlla gli istinti dettati del complesso R. Per fare un esempio se il cervello rettile trovasse un certo gesto aggressivo, la reazione istintiva sarrebbe violenta, ma una buona relazione preesistente potrebbe bloccare immediatamente la reazione.   In sintesi il cervello mammifero è legato alla storia dei legami (infatti è sede della memoria degli eventi emotivamente rilevanti), ovvero agli  affetti e al passato.

Cervello umano

semplificando al limite della brutalità, si può assimilare a un computer specializzato nel problem solving. È sia la sede della razionalità, della memoria a lungo termine e delle capacità più umane (astrazione, calcolo, linguaggio, ecc.), che la parte più fredda del cervello. In sé non capisce: affetti, legami, rabbia o paura. É legato alla speculazione e alla fantasia quindi al pensiero e al futuro.

Cervello rettile e attenzione

Nel neuromarketing spesso viene chiamato Croc Brain (cervello coccodrillo). A dire il vero il nostro è più simile a quello della lucertola, ma il riferimento al coccodrillo è utile (oltre a essere più “vendibile”) in quanto per capirlo dobbiamo pensare a un carnivoro. É importante capire come funziona perchè l’attenzione, che ha la sua priorità nel mantenerci vivi, è controllata del cervello rettile. Se non riusciamo a superarne il suo filtro è inutile che parliamo, argomentiamo e ci agitiamo. Vediamo perché.

Fondamentalmente questa parte del nostro cervello si occupa di due cose: routine e “manifestazioni” (display). Le routine sono collegate alla sopravvivenza che riguarda, oltre alle funzioni automatiche (battito cardiaco, respirazione, ecc.), quelle che i biologi anglosassoni chiamano 4F:

Food, Fleed, Fight, F**k, cibo, fuga, attacco, sesso. Negli esseri umani questi interessi basilari si traducono in una serie di emozioni/tratti caratteriali: dominanza, ricerca, corteggiamento, sesso, ossessività, compulsività,  culto, avidità a questo si aggiungono una serie di “manifestazioni” utili o necessarie al soddisfacimento dei bisogni primari:

  • aggressione territoriale, ed è il motivo per cui basta che qualcuno metta le posate dalla “mia” parte del tavolo per irritarmi
  • corteggiamento
  • di firma, quegli atteggiamenti che mi rendono riconoscibile come individuo
  • dominanza e sottomissione, è il motivo per cui indietreggiamo e abbassiamo il capo istintivamente quando siamo aggrediti verbalmente (a meno che non decidiamo di reagire)
  • e tanti altri

Praticamente possiamo includere quasi tutti i comportamenti istintivi. La cosa interessante è che, come abbiamo scritto, il controllo sul cervello rettile viene prevalentemente esercitato dal sistema libico che è relazionale e affettivo. Per cui, per il bene dei miei affetti, potrei subire un’aggressione territoriale e una dominanza senza reagire. Al contrario, potrei aggredire anzichè scappare di fronte ad un nemico più “forte” che minacci la mia famiglia.

In che modo queste conoscenze sono utili a chi parla in pubblico?

Prima di tutto spiegano in parte la paura del pubblico. I predatori guardano la preda quando stanno per aggredirla. Quando sei davanti a tutti, lo sguardo di decine di persone può essere inteso dal cervello rettile come una situazione disperata.  D’altronde il cervello rettile non capisce né le parole. né gli affetti. capisce solo le immagini, odori e sensazioni tattili. Tutti quegli individui che mi guardano sono solo fonti di guai! É anche per questo motivo per cui non ha senso cercare di calmarsi davanti a un grande pubblico. L’attivazione del sistema nervoso è istintiva. Tanto vale virare questa attivazione (battiti cardiaci accelerati, sangue ai muscoli, ecc.) in eccitazione, al limite in un pizzico di aggressività. Per quanto elastico il nostro sistema nervoso, non può tutto e modulare il sistema nervoso da attivato a placido è pretendere troppo.

D’altra parte se capisci come funziona il cervello rettile sarai in grado di accedere e mantenere il sacro Graal dell’oratore: l’attenzione del pubblico

Nei comportamenti in pubblico dobbiamo quindi tenere presente la seguente ricetta per avere attenzione, al cervello rettile interessa:

  • quello che si allontana: qualcosa che è scarsamente visibile, curioso, potenzialmente desiderabile che viene sottratto è molto interessante, è il meccanismo per cui siamo disposti a rischiare più per rimediare a una perdita che per guadagnare
  • É interessante solo quello che da un’idea di massima, sintetica. La sopravvivenza è fatta di reazioni immediate: pochi grigi e tanto bianco e nero. É il cervello umano che si occupa delle cosa noiose, ma per arrivarci bisogna sia conquistare l’attenzione che accedere ad una relazione significativa..
  • Quello per cui ho combattuto è più desiderabile di quello che ho ottenuto senza sforzo
  • Quello che è immobile non conta. I carnivori quasi non sono in grado di vedere un oggetto immobile, le “cose buone” scappano. Nello stesso modo quando descriviamo, ad esempio, un prodotto, piuttosto che elencarne le caratteristiche conviene creare del “movimento”. Com’è nata l’idea, come si è sviluppata, che lotta hai dovuto affrontare per poterla offrire (una lotta è sempre un buon faro per l’attenzione) e come si svilupperà. É per questo che da tempi non sospetti che i grandi oratori raccontano storie e non elencano caratteristiche.

Tenendo presente queste esigenze della parte del nostro cervello che si occupa di controllare le porte dell’attenzione, sarà molto più facile progettare degli eventi che tengano il pubblico affascinato.

 

Guarda l’offerta di coaching e formazione individuale! Potrai approfondire solo quelle parti del parlare in pubblico che ti interessano.

L’arte della presentazione

Webinar dal vivo gratuito

Sono felice di offrirvi un webinar gratuito dal vivo, come promesso quando mi sono iscritto a questo gruppo, il titolo è:

L’arte della presentazione,

Come presentare un prodotto o un servizio a un pubblico.

In un’ora e mezza affronteremo questo tema cruciale, uno dei più sentiti del Public Speaking.

Investiamo tanto per arrivare a presentare i nostri prodotti che non possiamo inciampare davanti al pubblico!

Iscriviti qui al webinar che si terrà l’1/2/2018 alle 17.00:

https://goo.gl/ni3N9o

Iscrivendoti ti verrà inviato un estratto di “Davanti a Tutti”, riceverai cinque email con esercizi per migliorare le tue capacità oratorie e le news del sito. Chi volesse ulteriori informazioni può contattarmi qui: rluperini@davantiatutti.it

Lo stress fa bene!

Lo stress fa bene (forse), quindi buone notizie per gli amici stressati (me incluso)! Lo sostiene, in questo filmato di TED (sottotitolato in italiano), Kelly McGonigal  divulgatrice scientifica e “health psychologist”, ovvero una psicologa che studia gli effetti della psiche, del comportamento e della cultura, sulla salute . Il video è interessante per due motivi, per prima cosa il discorso della McGonigal è superbo: divertente, interessante, facile da comprendere, secondariamente sostiene che lo stress in sè non è dannoso ma è utile in certe circostanze. Ne ero convinto ed è particolarmente vero quando si parla di Public Speaking, e ho un gusto particolare ad attaccare i miti,  tra cui quello che vuole che per parlare in pubblico uno si debba rilassare.

Lo stress fa bene se non ti aspetti che faccia male

Nel discorso viene citata una ricerca importante:

Un’esperienza personale

Il motivo per cui non ho mai aderito alla scuola che vede lo stress come il nemico nasce dalla mia esperienza di formatore. Alcuni anni fa tenevo dei corsi sulla gestione dello stress in un ambiente molto stressato (un call center). Tra le varie cose facevamo dei test per misurare il livello di stress e di disagio. Tra questi test c’era la visione di un filmato che poteva dare un piccolo spavento, successivamente misuravamo il tempo necessario a normalizzare respirazione e battito cardiaco. Avevo notato che regolarmente le persone che ci mettevano di più a recuperare erano quelle convinte che lo stress fosse dannoso. Quando poi mi occupo di Public Speaking so per esperienza diretta che una buona dose di stress fa bene (non necessariamente legato a sentimenti negativi) anzi è necessario quando affronti un grande pubblico. Parlare in pubblico non è un comportamento naturale o quotidiano e quel tot di energia in più per sostenere una performance non abituale, se non te la da lo stress, chi può dartela?

L’ossitocina, ormone dello stress

Tornando al discorso la  McGonigal fa un’altra osservazione molto interessante:

… c’è una cosa che la gente non capisce dell’ossitocina. È un ormone dello stress… non agisce solo sul vostro cervello. Agisce anche sul vostro corpo, e uno dei suoi ruoli principali nel vostro corpo è proteggere il vostro sistema cardiovascolare dagli effetti dello stress.È un antinfiammatorio naturale. ...Questo ormone dello stress rafforza il cuoree la cosa fantastica è che tutti questi benefici fisici dell’ossitocina vengono aumentati dal contatto sociale e dal supporto sociale. Quando vi rivolgete ad altri sotto stress, che sia per cercare supporto o per aiutare qualcun altro, rilasciate maggiori quantità di questo ormone, la vostra reazione allo stress diventa più sana, e recuperate più velocemente …

Penso che ci sia molto da imparare e da riflettere su questo filmato che approfondisce argomenti ricchi di riflessi pratici. Sottolinea inoltre la responsabilità che ci si assume quando si fa formazioni comportamentale.